Il domicilio digitale manderà in pensione la PEC?

Per capire il quadro di riferimento dobbiamo innanzitutto dare risposta a due domande:

  1. Che cos’è il CAD?

Il decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, c.d Codice dell’Amministrazione Digitale, è un Codice Italiano che riunisce in sé diverse norme, riorganizzando la materia delle informazioni e dei documenti in formato digitale. Nasce con lo scopo di semplificare le comunicazioni tra PA e tra PA e cittadino e, contrariamente a come potrebbe sembrare dal nome, non riguarda solo la pubblica amministrazione in quanto gran parte di queste norme si applicano anche ai privati.

  1. Che cos’è l’eIDAS?

eIDAS sta per “electronic iDentification Authentication and Signature” ed è il Regolamento Europeo n.910/2014 sull’identità digitale, nato per definire norme e procedure comuni agli stati membri in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche.

Il Regolamento eIDAS è direttamente applicabile in tutti i Paesi dell’UE, Italia compresa. Ma poiché in Italia è il CAD il riferimento di molti temi trattati nel Regolamento eIDAS, è sorta la necessità di coordinamento per garantire un quadro giuridico univoco e coerente in materia.

Con l’aggiornamento CAD mediante il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, non modificato dal recente ulteriore aggiornamento del CAD (D.lgs 217 del 13 dicembre 2017), è protagonista l’introduzione del “domicilio digitale del cittadino”, che dovrebbe trovare piena attuazione entro il 2019.

Il cittadino avrà facoltà di scegliere un proprio domicilio digitale che sostituirà il domicilio fisico a cui la pubblica amministrazione sarà obbligata a scrivere per il recapito ufficiale delle sue comunicazioni. A tale indirizzo si riceveranno, dunque, le cartelle esattoriali, le lettere dell’INPS, le multe stradali, un atto giudiziario e ogni altro documento redatto da un ente pubblico e che potrà essere utilizzato anche per inviare comunicazioni e documenti alla pubblica amministrazione.

Ma cosa fungerà da domicilio digitale?

Secondo l’art. 3-bis, comma 1-ter del CAD: I domicili digitali di cui ai commi 1 e 1-bis sono eletti presso un servizio di posta elettronica certificata o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato (SERCQ) come definito dal Regolamento eIDAS secondo le modalità stabilite con le linee guida adottate ai sensi dell’articolo 71.

Sarebbe naturale pensare alla PEC, invece no!

I requisiti della PEC non sono sufficienti per farne un SERCQ. Il problema deriva dall’assenza di due requisiti

1) non sono fornite da prestatori di servizi fiduciari qualificati e

2) non garantiscono, con un elevato livello di sicurezza, l’identificazione del mittente.

Attualmente, dunque, in Italia non è ben chiaro cosa comporterebbe l’introduzione del domicilio digitale. La sostituzione della PEC con un SERQC non è concepibile, basti solo osservare le statistiche AgID sull’utilizzo della PEC che parlano di 8.852.174 caselle attive nel 4° bimestre 2017.

Bisognerebbe allora riuscire a rendere la PEC un servizio qualificato ai sensi eIDAS, permettendo ai gestori PEC di divenire prestatori di servizi fiduciari qualificati e individuando soluzioni che possano garantire l’identificazione del mittente con un maggior livello di sicurezza. Si vocifera, ad esempio, della possibilità di beneficiare dell’autenticazione mediante SPID.

Ma il futuro è tutto da vedere!